5. Statua di Dioniso e pantera

Inchinati! Questo è lui: Dioniso per i Greci, Bacco per i Romani. Il dio del vino, dell’estasi e della vita. Nascita, morte, rinascita… eterno ritorno: questo è il ciclo della vita. Bacco indossa la nebride, la pelle di cerbiatto, e un mantello. Questa statua faceva probabilmente parte di una fontana, insieme alla pantera che vedi accanto, accovacciata. Ammira il collare dell’animale, decorato con foglie di edera: questa pianta, insieme alla vite, è uno dei simboli sacri al dio. La vite cresce rigogliosa su queste colline vulcaniche e produce da millenni un vino pregiato, che ancora oggi puoi assaporare, erede di una tradizione antichissima. Bacco è il simbolo dell’ebbrezza, dell’istinto primordiale dell’uomo. È profondamente umano e divino allo stesso tempo. Non potrebbe essere altrimenti: è nato da Semele, una principessa mortale, e da Giove, il padre degli dèi. Quando Semele volle vedere il dio nella sua vera forma, fu folgorata dalla sua potenza e morì. Il bambino, non ancora nato, fu allora salvato da Giove, che lo cucì nella propria coscia per portare a termine la gestazione. Per questo Dioniso è detto “due volte nato”. Questa storia veniva raccontata nei ditirambi, i canti sacri a lui dedicati, da cui è nato il teatro greco. Nei secoli l’immagine del dio è cambiata: da figura matura e barbata divenne un giovane seminudo, sensuale e seducente, capace di incantare chiunque lo guardasse. Non era più il tempo degli eroi solenni, ma di un mondo nuovo, fatto di giovinezza, festa e desiderio di vivere.