Com’era dolce e spensierato il mio mondo! Un mondo popolato da esseri mitici e primordiali che animavano le nostre notti di libera felicità. Sileni e Satiri, come quello che vedi qui, ci accompagnavano nel corteo di Bacco: il thiasos. Erano spiriti della natura selvaggia, dei boschi, dei prati e dei paesaggi pastorali. In loro si riflettevano anche gli aspetti più istintivi dell’essere umano: l’amore per il vino, la musica, la danza e il sesso. Per questo li vedi raffigurati con tratti insieme umani e bestiali: orecchie di capra o d’asino, talvolta corna e persino la coda di cavallo. Molto tempo dopo, quando il piacere e le passioni saranno considerati colpa e peccato, queste figure daranno forma all’immagine dei diavoli. Ma per noi non era così: rappresentavano la forza vitale della natura, che si esprimeva nelle notti di festa, mentre danzavamo al ritmo del ditirambo, l’inno sacro a Dioniso. Guarda il satiro: indossa la nebride, la pelle di cerbiatto tipica del nostro culto, e suona la siringa, uno strumento formato da canne di diversa lunghezza, che oggi chiamate flauto di Pan. La tradizione racconta che fu proprio Pan, dio dei boschi e dei pascoli, a inventarlo. Quando la ninfa Siringa, per sfuggire alle sue insistenze, fu trasformata in un canneto, il dio tagliò alcuni giunchi e ne ricavò il primo flauto, che da allora porta il suo nome. Pan, insieme ai Satiri e ai Sileni, incarna l’anima più antica e selvaggia della natura.