Sei davvero sicuro di voler sapere di più sulle nostre abitudini? Attento… i riti del mio dio non sono fatti per chi cerca misura e moderazione. Noi siamo foglie che si abbandonano al vento di Bacco, dio dell’ebbrezza e della follia. In questa scultura in marmo del I secolo dopo Cristo vedi un satiro nudo, seduto su una roccia coperta da una pardalide, la pelle di un grande felino. È completamente ubriaco, con un braccio ancora poggiato sull’otre del vino: il simbolo più chiaro della nostra indole selvaggia, dell’aspetto più istintivo dell’umanità. Noi siamo musica, danza, vino e sesso liberato dai vincoli! Nelle feste dedicate a Bacco, i satiri non erano soltanto creature del mito: chiunque poteva travestirsi e diventarlo. Protetti dalla maschera, ci si abbandonava all’euforia collettiva, tra danze, vino e simboli fallici portati in processione, immagini della forza vitale e della fertilità, diffuse in molte culture del mondo antico. A Roma il culto di Bacco si diffuse rapidamente, attirando persone di ogni condizione. Ma proprio per questo iniziò a spaventare il potere. Nel 186 avanti Cristo il Senato dichiarò illegali i nostri riti: ci accusarono di complotti, eccessi e minaccia all’ordine pubblico. Molti furono arrestati e condannati, e i Baccanali vennero proibiti o rigidamente controllati. Eppure, a ben vedere, le nostre feste non erano così diverse da molte delle vostre. Il desiderio di liberazione, di uscire per un momento dalle regole della vita quotidiana, attraversa tutte le epoche. Cambiano i nomi, cambiano i costumi, ma il bisogno umano di gioia e condivisione resta lo stesso! Da quelle celebrazioni deriva anche una tradizione ancora viva: il Carnevale. Oggi ne restano forme più contenute, ma conserva il suo senso più profondo: sospendere l’ordine quotidiano, indossare una maschera, uscire dalla propria identità. E allora… indossa anche tu una maschera. Lascia per un momento il tuo nome. Per una notte soltanto, diventa anche tu un satiro… o una menade.