Era un momento felice! Le lotte che avevano opposto i Romani ai loro stessi concittadini, e che per anni avevano dilaniato la città, erano finalmente finite. All’inizio del I secolo dopo Cristo, Augusto promise un lungo periodo di pace. La gente banchettava per le strade e ovunque si guardava al futuro con speranza. Anche l’arte rifletteva questa ritrovata serenità, privilegiando scene di vita e di euforia, come in questa lastra di terracotta di tipo “Campana”, proveniente da un edificio di Tuscolo. Qui vedi due giovani satiri, miei compagni di festa, intenti a pigiare l’uva, mentre un suonatore di doppio flauto li accompagna con la musica. È l’immagine di un mondo in cui il vino diventa ebbrezza, condivisione e celebrazione della vita. Tra le sale del museo incontrerai molti reperti legati al mio signore Bacco, dio del vino. Non è un caso: su queste colline la vite cresce da millenni, come un filo continuo che unisce il mondo antico al presente. I Colli Tuscolani, nati dal fuoco del Vulcano Laziale, custodiscono una terra fertile e generosa, dove la vite ha trovato da sempre il suo ambiente ideale. Già nell’antichità queste vigne nutrivano Roma, e la loro storia non si è mai interrotta. Ancora oggi, su queste stesse pendici vulcaniche, la vite continua a crescere, dando vita a un vino che conserva la memoria della terra, la sua fertilità e la sua luce. Perché qui il vino non è soltanto una bevanda: è il respiro di Dioniso, l’anima ardente di queste colline.