Ex voto: così li chiamavamo. Significa “adempimento di una promessa”. Con questa formula indicavamo gli oggetti offerti agli dèi come segno di gratitudine o come richiesta di aiuto. Potevano essere realizzati in materiali diversi; in questo caso sono di terracotta, semplici ma carichi di significato. Li lasciavamo nei santuari per chiedere un aiuto divino. In fondo, non è così diverso da ciò che fate anche oggi, quando vi affidate alla preghiera. Molti di questi ex voto sono legati alla salute. Per questo le offerte hanno spesso la forma di parti del corpo umano. L’oggetto rappresentava l’organo per cui si chiedeva la guarigione. Guardate qui: occhi, orecchie, un seno e organi genitali maschili: non immagini crude, ma preghiere rese visibili. Ogni oggetto custodisce una sofferenza, una speranza, un affidarsi fiducioso alla divinità. In questa sala troverai anche teste e animali in terracotta, databili tra il IV e il II secolo avanti Cristo. Le statuine di animali rappresentavano la sostituzione simbolica della vittima in un sacrificio. Anche in questo caso, il gesto contava più del valore materiale dell’offerta. In questi ex voto si intrecciano fede, paura e speranza. Osservandoli, potete comprendere quanto il nostro rapporto con il divino fosse fatto di gesti quotidiani, di corpi fragili e di richieste profonde. In fondo, non così diverso dal vostro.