Che incanto questo dipinto! Raffigura Venere e Amore in una scena all’aperto. Un tempo si trovava al piano terreno di Palazzo Marconi, oggi sede del Comune di Frascati. Venere è in primo piano, davanti a rocce ricoperte di vegetazione. Con il braccio sinistro disteso invita Amore a guardare lontano. Tra le gambe della dea si riconosce l’Iliade di Omero, mentre a terra è posato un volume con le opere di Virgilio, le Bucoliche e le Georgiche, su cui poggia il flauto di Pan. Tutto rimanda al mondo della poesia e della natura: Pan, divinità dei boschi e dei pascoli, richiama le atmosfere virgiliane e il legame profondo tra arte, letteratura e paesaggio. Amore stringe le sue frecce, ma l’arco ha la corda spezzata, segno che l’arma sta per essere restituita a Venere. Solo attraverso l’arte e la cultura l’uomo può aspirare a una forma di immortalità: non a caso, accanto alla mano della dea compare un ramo di edera, pianta sempreverde, simbolo dell’eterno. Ma Venere non è soltanto la dea della bellezza. È anche la madre dei Latini. I poeti raccontavano che si unì ad Anchise, principe troiano, e da questa unione nacque Enea, l’eroe destinato a portare il suo popolo fino alle coste del Lazio. Enea ebbe un figlio, Iulo, chiamato anche Ascanio, che fondò Alba Longa, la madre delle città latine. Da quella stirpe, secondo la tradizione, è nata la gens Iulia, la famiglia di Giulio Cesare e dell’imperatore Augusto, che amava far risalire le proprie origini proprio a Venere. Così, in questo dipinto, la dea non rappresenta soltanto amore e bellezza, ma anche la memoria delle origini e il mito da cui i Romani facevano discendere la loro grandezza. Ancora una volta, sono la poesia, l’arte e la cultura a custodire e tramandare questa storia nel tempo.