Durante gli scavi nel teatro di Tusculum è emerso anche questo oggetto: un’applique in bronzo di età medievale, databile tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo. Forse decorava un mobile; di certo raffigura un’aquila, antico simbolo di potere e autorità. Ci ricorda un dato essenziale: Tusculum non ha concluso la sua storia con la fine dell’età romana. Dopo di noi, la città ha continuato a vivere e a prosperare per molti secoli. Nel Medioevo è stata governata da una famiglia potentissima, i Conti di Tuscolo, che hanno dato i natali a numerosi papi, dominando a lungo la scena politica romana. Grazie alla sua posizione strategica alle porte dell’Urbe, la città è rimasta per secoli un centro temuto e influente. Ma proprio questa importanza segnò anche la sua rovina. Il 17 aprile 1191, Tusculum è stata completamente rasa al su solo dai Romani, che da tempo la consideravano una pericolosa rivale. L’azione avvenne con il consenso dell’imperatore Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, che concesse la distruzione come contropartita politica per ottenere l’incoronazione imperiale. Con quella devastazione si chiuse definitivamente la storia millenaria di Tusculum. I suoi abitanti, ridotti a profughi, scesero a valle: da quell’esodo è nato un nuovo centro abitato, Frascati! Così, anche un piccolo oggetto medievale come questa applique racconta non una fine improvvisa, ma la lunga vita di Tusculum, fatta di continuità, trasformazioni e memoria, ben oltre il mondo romano che io stesso ho conosciuto.