10. Oinochoe

Voci di uomini, ragazze e fanciulli. La luce dei fuochi e delle lucerne, gli aromi del cibo che giungono nel mezzo della conversazione e suscitano esclamazioni felici. È una scena eterna, ripetuta ovunque, in ogni epoca. Nel mondo greco e in quello romano il convivio era un momento fondamentale della vita sociale e il suo valore diveniva insieme culto, cerimonia, abbandono a tutti i piaceri. E al centro di ogni gesto c’era il vino. Veniva trasportato nelle grandi anfore e poi versato a tavola in vasi come questo, l’oinochoe: maneggevole, con la bocca sagomata per controllare comodamente il flusso del vino, e spesso decorata per deliziare lo sguardo degli ospiti. Quella che vedi è del sesto secolo prima di Cristo. Osserva le figure rappresentate: sono state guardate da uomini e donne riuniti intorno al banchetto. Si riconoscono grifoni, creature mitiche, e poi ancora volti umani, le figure divine ancestrali… tutto si confondeva negli occhi degli ospiti, per il tanto vino già bevuto… In queste terre la vite è parte indissolubile della nostra civiltà. La sua coltivazione affonda le radici in tempi antichissimi, oltre otto secoli prima di Cristo. Scrittori e poeti hanno celebrato la fertilità di questi suoli vulcanici e i sapori dei loro vini, raccontandone la produzione e lodandone la qualità. Da allora, su queste stesse colline, la vite continua a crescere e a dissetare gli animi di chi cerca nel vino il piacere e la gioia della vita.